Kefir di latte: guida completa alla produzione in casa

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Marco Fortunato

04/11/2024

Indice articolo

Il kefir di latte è una bevanda fermentata ottenuta grazie all’azione dei grani di kefir, una comunità viva e complessa di batteri lattici, lieviti e polisaccaridi che trasforma il latte in un prodotto più acidulo, spesso leggermente frizzante e con una consistenza più densa rispetto al latte di partenza.

Negli ultimi anni il kefir ha attirato sempre più interesse sia tra chi si avvicina per la prima volta ai cibi fermentati, sia tra chi desidera approfondire metodi di autoproduzione alimentare semplici ma estremamente ricchi di implicazioni microbiologiche, gastronomiche e pratiche. Eppure, nonostante la crescente popolarità, molte persone incontrano ancora dubbi ricorrenti: quale latte usare, quanto tempo far fermentare, come capire se il kefir è pronto, cosa fare se si separa, come gestire i grani, come conservarli e come evitare gli errori più comuni.

Questa guida nasce proprio per rispondere a tutte queste domande in modo chiaro, rigoroso e pratico. Non si tratta solo di una ricetta, ma di una guida completa pensata per aiutarti a comprendere il processo, ottenere risultati migliori e imparare a leggere i segnali della fermentazione. In altre parole, una risorsa pensata per chi cerca informazioni affidabili sul kefir latte e vuole capire davvero come produrlo bene.

Kefir in breve

Se cerchi una sintesi rapida prima di approfondire, ecco i punti essenziali per iniziare:

  • Servono latte e grani di kefir di latte.

  • La fermentazione avviene normalmente a temperatura ambiente.

  • In genere occorrono circa 24 ore, ma il tempo può variare.

  • Il kefir pronto risulta più acidulo del latte, più denso e talvolta leggermente effervescente.

  • Una fermentazione più lunga porta spesso a un gusto più intenso e a una maggiore separazione tra parte densa e siero.

  • Dopo aver filtrato il kefir, i grani si riutilizzano immediatamente per un nuovo ciclo.

Se vuoi poi approfondire il quadro generale dei fermentati e del loro ruolo in cucina e nella cultura alimentare, puoi leggere anche questa panoramica più ampia:
Guida completa ai cibi fermentati


Cos’è il kefir di latte

Parliamo di una bevanda fermentata acido/alcolica a base di latte comparsa sugli scaffali negli ultimi 10 anni e che ha già conquistato il mercato, basti pensare che nel 2025 le vendite di kefir hanno superato quelle del più famoso (e tradizionale!) Yogurt magro, ma il kefir cos è? La risposta, merita qualche parola in più.

Il kefir di latte è un latte fermentato ottenuto inoculando il latte con i cosiddetti grani di kefir (kefiran o kefirian). Questi grani non sono veri cereali: si tratta di aggregati morbidi, irregolari, di colore bianco o avorio, composti da una matrice polisaccaridica che ospita un ecosistema simbiotico di microrganismi.

La loro attività trasforma progressivamente il latte: una parte del lattosio viene metabolizzata, il pH si abbassa, la struttura proteica cambia, l’aroma si arricchisce di note acidule e fermentative e la consistenza tende a diventare più cremosa o, in alcuni casi, più eterogenea.

Cosa sono i grani di kefir

I grani di kefir sono la vera “madre” del processo. Senza di loro non si produce kefir autentico. Sono vivi, crescono, si adattano, cambiano ritmo e reagiscono all’ambiente. Per questo motivo il kefir non è mai un processo del tutto rigido: stessa ricetta, condizioni diverse, risultati diversi.

Comprendere questo punto è fondamentale. Chi tratta il kefir come una semplice ricetta da eseguire in modo meccanico spesso si trova confuso davanti a fermentazioni più veloci, più lente, più acide, più separate o meno dense del previsto. In realtà il kefir richiede osservazione, non solo esecuzione.

Differenza tra kefir e yogurt

Kefir e yogurt vengono spesso confusi, ma non sono la stessa cosa.

Lo yogurt deriva da colture batteriche selezionate e relativamente stabili, con un profilo fermentativo più prevedibile. Il kefir, invece, coinvolge una comunità microbica più articolata, in cui batteri e lieviti convivono e interagiscono. Per questo il kefir presenta spesso un profilo aromatico più complesso, una leggera effervescenza e un comportamento fermentativo meno uniforme.

Dal punto di vista pratico, questa differenza si traduce in un prodotto più “vivo” e dinamico, capace di cambiare sensibilmente in base a tempo, temperatura, qualità del latte e vitalità dei grani.

Aspetto Yogurt Kefir di latte  dettaglio poco noto
Tipo di fermentazione Acida Acido-alcolica Nello yogurt prevale la produzione di acido lattico. Nel kefir, oltre all’acido lattico, alcuni lieviti producono anche tracce di alcol e anidride carbonica.
Microrganismi coinvolti Coltura selezionata, dominata da batteri lattici specifici o da yogurt precedente Comunità molto più complessa di batteri e lieviti in simbiosi rinnovabile. Grani di kefir Lo yogurt lavora come un duetto ben coordinato; il kefir assomiglia di più a una piccola orchestra microbica.
Risultato sensoriale Più uniforme, morbido, lattico, pulito Più complesso, acidulo, talvolta frizzante Il kefir può avere note che ricordano panna acida, lievito fresco, yogurt, burro fermentato e una lieve punta vinoso-lattica.
Presenza di gas In genere assente Possibile lieve effervescenza La leggera frizzantezza del kefir deriva dalla produzione di CO₂, caratteristica quasi assente nello yogurt classico.
Presenza di alcol Praticamente assente Presente in piccolissime tracce È proprio questo uno degli aspetti meno conosciuti: il kefir non è solo acido, ma leggermente acido-alcolico.
Consistenza Tendenzialmente più compatta e omogenea Più fluida o variabile, a volte separata in cagliata e siero La separazione nel kefir non indica sempre un errore: spesso segnala solo una fermentazione più avanzata.
Temperatura di fermentazione Più alta, tipicamente da fermentazione “calda” Più moderata, spesso a temperatura ambiente In pratica, lo yogurt ama un ambiente più “termico”, il kefir lavora bene anche senza yogurtiera.
Rapporto con il lattosio Il lattosio viene ridotto dalla fermentazione Anche qui il lattosio viene trasformato, ma in un sistema microbico più complesso Molti percepiscono il kefir come più “leggero”, ma la tolleranza resta sempre individuale.
Aroma Più lineare e lattico Più stratificato e fermentativo Nel kefir i lieviti aggiungono sfumature aromatiche che nello yogurt di solito non compaiono.
Stabilità del risultato Più standardizzabile Più vivo e meno standardizzabile Lo yogurt è ideale quando vuoi ripetibilità. Il kefir è ideale quando accetti la variabilità di una coltura viva.

Perché imparare a produrre kefir di latte

Fare kefir in casa non significa soltanto ottenere una bevanda fermentata. Significa entrare in relazione con un processo biologico reale, osservare l’azione dei microrganismi nel tempo e costruire una maggiore familiarità con i cibi vivi e trasformati.

Chi autoproduce kefir può:

  • adattare fermentazione, acidità e consistenza ai propri gusti;

  • scegliere il latte in base alle proprie esigenze;

  • imparare a gestire e mantenere una coltura viva;

  • ridurre sprechi e sfruttare anche il siero separato;

  • integrare il kefir nella cucina quotidiana in modo più creativo.

Per una visione più ampia del rapporto tra fermentati e salute puoi approfondire qui:
Benefici per la salute dei cibi fermentati


Cosa serve per fare il kefir di latte

La produzione del kefir è semplice, ma richiede alcuni accorgimenti di base. La semplicità, nel caso del kefir, non va confusa con superficialità: piccoli dettagli fanno una differenza concreta sul risultato finale.

Gli ingredienti essenziali

Per fare il kefir di latte servono:

  • grani di kefir di latte;

  • latte;

  • un contenitore adatto alla fermentazione.

Gli strumenti consigliati

Per lavorare bene è utile avere:

  • un barattolo di vetro pulito;

  • un colino;

  • un cucchiaio;

  • una copertura o un coperchio

  • un recipiente pulito per raccogliere il kefir filtrato.

Il contenitore giusto

Il vetro è spesso la scelta più comoda perché è facile da pulire, non assorbe odori e consente di osservare il contenuto. Un contenitore trasparente aiuta anche a valutare eventuali segni di separazione tra parte più densa e siero.

Quanto latte usare

Il rapporto tra grani e latte può variare in base alla vitalità dei grani, in generale si utilizza 1 litro di latte per ogni 100 gr di grani di kefir. In generale conviene iniziare con una quantità moderata di latte, così da osservare meglio il comportamento della coltura, e poi aumentare quando si è imparato a leggere tempi e segnali della fermentazione.


Quale latte scegliere per il kefir di latte

La scelta del latte incide molto sul comportamento della fermentazione e sul profilo finale del kefir ma ogni latte animale può essere usato.

Latte vaccino

È il più usato e in genere anche quello con cui la maggior parte delle persone inizia. Offre risultati prevedibili, buone performance fermentative e un gusto familiare.

Latte intero o parzialmente scremato

Il latte intero tende a dare un kefir più pieno, rotondo e talvolta più cremoso. Un latte più magro può dare un risultato più leggero e meno ricco sul piano sensoriale.

Latte caprino o di altri animali

Anche il latte caprino può essere utilizzato, ma può dare risultati diversi in termini di aroma, struttura e risposta dei grani. Chi vuole esplorare questa strada dovrebbe farlo dopo aver acquisito sicurezza con il latte vaccino.

Quale scegliere per iniziare

Per chi è alle prime esperienze, il consiglio migliore è usare un latte semplice, regolare, facile da reperire e sempre uguale, almeno nelle prime settimane. La costanza del latte aiuta a capire meglio cosa dipende dalla fermentazione e cosa dipende invece dalla materia prima.

Latte da Non usare mai per il kefir

Latte crudo appena munto o bevanda vegetale (latte vegetale). Il primo perché contiene colture vive che possono entrare in competizione con quelle dei Kefiran (i grandi di kefir), il secondo perché non è il substrato di nascita adatto ma tuttavia utilizzabile come mostro in questo video


Come fare il kefir di latte: procedimento passo dopo passo

Questa è la parte centrale della guida. Più che seguire numeri rigidi, l’obiettivo è capire il flusso del processo.

1. Inserisci i grani nel contenitore

Metti i grani di kefir nel barattolo pulito. È preferibile partire da una coltura attiva, non stressata da lunghe pause o da condizioni instabili.

2. Aggiungi il latte

Versa il latte sopra i grani. Lascia un po’ di spazio libero nel contenitore, così da permettere una gestione più comoda del processo.

3. Copri il barattolo

Puoi coprirlo in modo da proteggerlo da polvere e insetti, evitando però condizioni che ostacolino una fermentazione pulita e controllata. Molte persone usano una garza, altre appoggiano il coperchio senza serrarlo completamente altri (come me) chiudono completamente il vaso. Puoi fare quello che desideri, tanto la fermentazione avviene sempre senza il contributo dell'ossigeno. L’importante è mantenere pulizia, praticità e coerenza nel metodo.

4. Lascia fermentare a temperatura ambiente

Metti il barattolo in un punto tranquillo, lontano da fonti di calore eccessivo o da luce solare diretta. Durante questa fase i microrganismi iniziano a modificare progressivamente il latte. Non mescolare il kefir in formazione.

5. Osserva l’evoluzione

Con il passare delle ore il latte tenderà a ispessirsi, a sviluppare un aroma più acidulo e, in alcuni casi, a mostrare segni di separazione. Non è detto che il kefir abbia sempre lo stesso aspetto: molto dipende dai grani, dal latte e dalla temperatura e dal latte utilizzato.

6. Filtra il kefir

Quando ritieni che il kefir abbia raggiunto il punto desiderato, filtra il contenuto con un colino, separando i grani dal kefir pronto. Questo dovrebbe accadere in genere dopo:

  • 24 ore (kefir più delicato e profilo meno acidulo)
  • 48 ore (profilo più intenso ed acido)
  • 72 ore (profilo intenso con sentori di formaggio)

7. Conserva il kefir pronto

Il kefir filtrato può essere trasferito in un contenitore pulito e conservato in frigorifero fino a circa 10 giorni. Anche in frigo l'aroma del kefir continuerà ad evolversi trasformandosi verso sentori più intensi. 

8. Riavvia subito un nuovo ciclo

I grani recuperati possono essere reinseriti immediatamente in nuovo latte, dando avvio a una nuova fermentazione. Leggi sotto invece se vuoi capire come conservare i grani senza produrre kefir.


Quanto deve fermentare il kefir di latte

Il tempo di fermentazione non è un valore fisso. Dipende da diversi fattori:

  • temperatura ambiente;

  • quantità di grani;

  • vitalità della coltura;

  • tipo di latte;

  • risultato desiderato.

In molte situazioni una fermentazione di circa 24 ore rappresenta un buon punto di partenza, ma non è una regola assoluta. In ambienti più caldi il kefir può procedere più rapidamente; in ambienti più freschi può richiedere più tempo.

Quando è pronto

Un kefir pronto mostra in genere alcune caratteristiche riconoscibili:

  • il latte non appare più come all’inizio;

  • la consistenza è più corposa;

  • il profumo è acidulo ma non sgradevole;

  • talvolta si nota una lieve separazione;

  • il sapore è più fresco, fermentato, meno dolce del latte di partenza.

Quando sta fermentando troppo

Se lo lasci molto oltre il suo punto ottimale, il kefir può:

  • diventare molto acido;

  • separarsi nettamente in parte densa e siero;

  • sviluppare una texture meno uniforme;

  • risultare meno gradevole per chi preferisce sapori più delicati.

Non sempre questo significa che sia “sbagliato”: spesso significa solo che è andato oltre il profilo desiderato.


Temperatura e ritmo fermentativo

La temperatura è una delle variabili più importanti nella produzione del kefir. Più l’ambiente è caldo, più la fermentazione tende a procedere rapidamente. Più l’ambiente è fresco, più rallenta.

Questo implica che lo stesso kefir, prodotto con gli stessi grani e lo stesso latte, può comportarsi in modo diverso tra estate e inverno.

In estate

  • il kefir può acidificare più in fretta;

  • la separazione può comparire prima;

  • i grani possono sembrare “più veloci”.

In inverno

  • il processo può allungarsi;

  • il kefir può restare più liquido più a lungo;

  • i grani possono apparire meno reattivi.

Il consiglio migliore è non affidarsi mai solo all’orologio, ma imparare a osservare.


Come capire davvero se il kefir sta andando bene

Molte persone cercano una formula rigida, ma il kefir funziona meglio quando si impara a leggere alcuni segnali semplici.

Segnali positivi

  • odore piacevolmente acidulo;

  • consistenza trasformata rispetto al latte iniziale;

  • attività regolare nel tempo;

  • grani che mantengono un aspetto sano e vitale;

  • gusto pulito, vivo, coerente con una bevanda fermentata.

Segnali da monitorare

  • acidità eccessiva e improvvisa;

  • separazione marcata e ripetuta troppo presto;

  • fermentazione che rallenta bruscamente;

  • grani apparentemente indeboliti;

  • risultato sempre molto incoerente senza cause evidenti.

Più che cercare la perfezione, è utile cercare continuità e comprensione del processo.


Errori comuni nella produzione del kefir di latte

Questa è una delle sezioni più importanti, perché molti problemi non dipendono da un errore grave ma da piccole variabili mal interpretate.

Kefir troppo liquido

Se il kefir rimane molto liquido, le cause possono essere diverse:

  • fermentazione ancora troppo breve;

  • temperatura troppo bassa;

  • grani poco attivi;

  • rapporto tra latte e grani non ottimale.

In questi casi conviene intervenire su una variabile alla volta, senza stravolgere tutto insieme.

Kefir troppo acido

Un kefir eccessivamente acido è spesso il risultato di un tempo troppo lungo o di una temperatura troppo elevata. Anche grani molto attivi possono accelerare il processo.

Separazione tra parte densa e siero

La separazione non è necessariamente un difetto. Spesso indica semplicemente che la fermentazione è avanzata molto. Può essere utile se desideri un kefir più deciso, ma se non ti piace conviene ridurre il tempo di fermentazione.

Grani lenti o poco reattivi

I grani possono rallentare dopo un cambio di latte, una pausa, uno sbalzo termico o una gestione poco costante. In molti casi basta qualche ciclo regolare per farli riprendere.

Fermentazione irregolare

Quando un giorno il kefir viene benissimo e il giorno dopo cambia del tutto, spesso il problema non è la coltura ma la mancanza di costanza nel metodo: latte diverso, temperatura diversa, tempi troppo variabili, quantità non osservate.

Le sei fasi di fermentazione del kefir di latte: 1) la fermentazione vera e propria; 2) la fase in cui (in genere dopo 48 ore) si controlla il risultato; 3) Il filtraggio con colino (anche di accaio); 4) Separazione totale di kefir e Kefiran; 5) il kefir ottenuto che andrà conservato; 6) si aggiunge nuovo latte ai grani (non lavare i grani di kefir).


Come conservare il kefir pronto

Una volta filtrato, il kefir può essere trasferito in frigorifero in un contenitore pulito. Il freddo rallenta l’attività microbica ma non la annulla completamente, quindi anche in frigorifero il kefir può continuare lentamente a evolvere.

Con il passare del tempo il gusto può diventare più intenso e la consistenza può cambiare.

Quando consumarlo

L’ideale è consumarlo in un arco di tempo ragionevole, quando il profilo aromatico è ancora equilibrato e coerente con ciò che desideri ottenere.


Come gestire i grani di kefir

La gestione dei grani è il cuore della continuità produttiva. Un kefir fatto una volta sola è una ricetta. Un kefir fatto bene nel tempo è una relazione stabile con una coltura viva.

Dopo ogni fermentazione

Una volta filtrati, i grani vanno normalmente rimessi in nuovo latte, così da proseguire il ciclo.

Se devi fermarti per qualche giorno

Quando non puoi produrre kefir quotidianamente, devi pensare non solo alla bevanda, ma alla salute della coltura. Conserva i grani immersi nel latte in frigo ma non tenerli stabilmente al freddo, quando vuoi produrre nuovamente kefir tienili a temperatura ambiente. Per una riflessione più ampia sulla gestione pratica dei fermentati quando ci si allontana da casa, puoi leggere anche:
Cibi fermentati in vacanza: come gestire kefir, kombucha e verdure fermentate

Colture vive e conservazione

Se vuoi approfondire il tema della conservazione delle colture e della gestione dei fermenti vivi, qui trovi una guida collegata utile anche nel caso del kefir:
Fermenti lattici vivi: come sceglierli e conservarli


Benefici del kefir di latte

Sul kefir si leggono spesso affermazioni molto enfatiche. È importante mantenere uno sguardo equilibrato. Il kefir è senza dubbio un alimento fermentato interessante, complesso e ricco di implicazioni nutrizionali e microbiologiche, ma non va trattato come una soluzione miracolosa.

Quando si cercano informazioni sui kefir benefici, sui benefici del kefir o sui possibili benefici del latte di kefir, è utile ricordare che gli aspetti più interessanti riguardano soprattutto:

  • la trasformazione fermentativa del latte;

  • la presenza di microrganismi vivi;

  • il cambiamento della matrice alimentare;

  • l’inserimento del kefir in un’alimentazione varia e consapevole.

Per un approfondimento specifico dedicato ai benefici del kefir puoi leggere qui:
Benefici del kefir: panoramica dedicata


Kefir di latte, lattosio e tolleranza individuale

Uno dei temi più ricercati riguarda il rapporto tra kefir e lattosio. La fermentazione modifica il latte e ne cambia alcune caratteristiche, ma il modo in cui una persona tollera il kefir resta sempre individuale.

Alcune persone trovano il kefir più gestibile rispetto al latte non fermentato, mentre altre devono comunque fare attenzione. Per questo è utile distinguere tra curiosità teorica e risposta concreta del proprio corpo. Proprio qui si inserisce l’interesse crescente verso il kefir senza lattosio, cioè verso tutte le soluzioni che permettono di avvicinarsi a questa fermentazione con maggiore serenità.

Se vuoi approfondire il caso specifico del latte delattosato, puoi farlo qui:
Come preparare kefir con latte delattosato


Controindicazioni e possibili effetti collaterali

Il kefir non è automaticamente adatto a chiunque in ogni situazione. Anche quando si parla di alimenti fermentati, serve buon senso.

Introduzione graduale

Chi non è abituato a consumare fermentati può preferire un’introduzione graduale, osservando la propria tolleranza.

Attenzione in caso di allergia alle proteine del latte

Il kefir di latte resta un derivato del latte. Non va confuso con un alimento privo di componenti lattiero-casearie.

Sensibilità individuale

Ogni organismo risponde in modo diverso. Acidità, quantità consumata, abitudine ai fermentati e quadro personale contano molto più delle semplificazioni generiche.


Cosa fare con il siero del kefir

Quando il kefir si separa, molte persone pensano di aver sbagliato tutto. In realtà il siero non è necessariamente un problema: può diventare una risorsa.

Può essere considerato come una parte liquida ricca di interesse pratico, da osservare e valorizzare invece di vedere come uno scarto automatico.

Se vuoi idee concrete, trovi qui una guida dedicata:
7 utilizzi del siero di kefir


Come usare il kefir in cucina

Il kefir non è solo una bevanda da bere da solo. Può entrare in cucina in modi diversi, aggiungendo acidità, freschezza, complessità e una nota fermentata molto interessante.

Può essere usato in preparazioni salate, salse, creme, marinature o ricette in cui la sua acidità diventa un elemento di equilibrio.

Se vuoi vedere un esempio concreto di utilizzo culinario del kefir, puoi guardare anche questa ricetta:
Crema di cavolfiore con miso, kefir e limoni fermentati


Domande frequenti sul kefir di latte

Quanto tempo deve fermentare il kefir?

Dipende da temperatura, vitalità dei grani, quantità di latte e risultato desiderato. In molti casi circa 24 ore rappresentano un buon riferimento iniziale, ma il tempo reale va sempre letto sul prodotto.

Perché il kefir si separa?

Di solito perché la fermentazione è avanzata. Non sempre è un errore: spesso significa solo che hai lasciato lavorare i grani più a lungo.

Posso fare il kefir con latte delattosato?

Sì, ed è una delle strade più interessanti per chi cerca un kefir senza lattosio o, più precisamente, un kefir prodotto a partire da latte delattosato.

Posso conservare i grani?

Sì, ma la coltura va gestita con attenzione. I grani sono vivi e la loro vitalità dipende dalla continuità di nutrimento e dalle condizioni in cui vengono mantenuti.

Il kefir è uguale ogni volta?

No. È proprio questa una delle sue caratteristiche più affascinanti. Anche mantenendo lo stesso metodo, il risultato può variare per temperatura, latte, stagionalità e stato dei grani.

Posso usare il siero del kefir?

Sì. Separa, osserva, annusa e sperimenta. E per idee pratiche puoi leggere:


Conclusione

Produrre kefir di latte in casa significa imparare a lavorare con una fermentazione viva, mutevole e affascinante. È un processo accessibile, ma capace di insegnare molto: sulla microbiologia quotidiana, sulla relazione tra tempo e trasformazione, sulla gestione delle colture e sul modo in cui un alimento cambia sotto l’azione dei microrganismi.

Chi si avvicina al kefir cercando una semplice ricetta spesso scopre qualcosa di più: un’abitudine, una pratica domestica, una piccola forma di educazione sensoriale e microbiologica. E proprio per questo una guida completa non deve limitarsi a dire “metti questo e aspetta”. Deve aiutarti a capire cosa stai facendo, perché il kefir cambia, come leggere i segnali della fermentazione e come adattare il processo alle tue condizioni reali.

Redatto da Marco Fortunato per I'm in fermentation

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Marco Fortunato I'm in fermentation

Marco Fortunato è il fondatore di I'm in fermentation

Un progetto focalizzato sulla ricerca, la sperimentazione e la diffusione della cultura dei cibi fermentati. Con un approccio che combina tecnica, creatività culinaria e sostenibilità, Marco ha trasformato la fermentazione da pratica tradizionale a strumento di innovazione gastronomica. Oltre alla sua attività di divulgazione, organizza corsi in tutta Italia e online per insegnare le tecniche pratiche di fermentazione domestica e professionale, aiutando persone e chef ad approfondire questi processi e ad applicarli con consapevolezza nelle proprie cucine.

È anche autore di tre libri dedicati alla fermentazione e ai cibi vivi:
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I’m in fermentation. Guida completa sui cibi fermentati, una guida ricca di tecniche, spiegazioni e ricette per avvicinarsi in modo completo alla fermentazione domestica.

Marco Fortunato

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