Tempeh fatto in casa: guida completa alla produzione e agli errori da evitare

Tecniche

Marco Fortunato

05/04/2026

Se stai cercando un alimento proteico, versatile, ricco di nutrienti e frutto di una straordinaria trasformazione microbica, il tempeh merita davvero attenzione. Questo panetto originario dell’Indonesia, tradizionalmente prodotto a partire dalla soia, oggi viene realizzato anche con ceci, lenticchie e altri legumi, ed è apprezzato per il suo sapore intenso, la sua struttura compatta e la sua grande versatilità in cucina.

Il tempeh fatto in casa ha un fascino particolare: ti permette di controllare ingredienti, spessore, tempi, intensità aromatica e qualità finale. Inoltre, una volta compresi i principi di base, la sua produzione domestica diventa molto più accessibile di quanto sembri.

Per inquadrare meglio dove si colloca il tempeh all’interno del mondo dei prodotti trasformati dai microrganismi, puoi leggere anche 👉 cibi fermentati: scienza, benefici e tecniche di preparazione.

In questa guida trovi tutto quello che serve per capire come produrre il tempeh in casa nel modo corretto, quali parametri controllare, come riconoscere un buon risultato, come evitare gli errori più frequenti e come conservarlo al meglio.

Il tempeh fatto in casa si produce favorendo la proliferazione controllata del fungo Rhizopus sui legumi cotti, asciugati e inoculati correttamente.

Cosa troverai in questa guida

  • cos’è davvero il tempeh
  • differenze tra tempeh, tofu e altri derivati della soia
  • ingredienti e attrezzatura utile
  • ricetta classica passo passo
  • parametri corretti di temperatura e tempi
  • problemi comuni e soluzioni
  • varianti con altri legumi
  • conservazione e utilizzi in cucina

Ti specifico che questa ricetta, insieme a tantissime altre, puoi trovarla a pagina 395 del mio libro I'm in Fermentation, qui sotto trovi la pagina del libro dove puoi scaricare una anteprima da leggere e guardare l'indice:

👉 I'm in Fermentation: la guida completa ai cibi fermentati 

Cos’è il tempeh

Il tempeh è un alimento tradizionale indonesiano ottenuto facendo proliferare un fungo filamentoso, in genere Rhizopus oligosporus, su legumi cotti e correttamente preparati. Durante questo processo, il micelio del fungo avvolge i legumi e li lega in una struttura compatta, trasformandoli in un panetto dal profumo caratteristico e dalla consistenza soda.

A livello pratico, il tempeh è spesso inserito nel grande gruppo dei “fermentati”. Tuttavia, se vogliamo essere più precisi, il cuore del processo non è una classica fermentazione nel senso in cui si parla di fermentazione lattica o alcolica, ma la proliferazione di un fungo. Detto questo, continua ad essere considerato un prodotto fermentato sia per tradizione sia perché al suo interno possono comunque avvenire fenomeni fermentativi accessori e spontanei. In questo senso, si può dire che il tempeh sia anche “fermentato accidentalmente”, ma la sua identità principale resta quella di un prodotto ottenuto grazie alla crescita controllata di un fungo.

Tempeh, tofu e seitan: differenze principali

Spesso tempeh e tofu vengono confusi, ma sono prodotti molto diversi.

Il tofu nasce dalla coagulazione del latte di soia.
Il tempeh nasce invece dalla produzione di un panetto compatto attraverso la proliferazione del fungo sui legumi.
Il seitan, infine, è ottenuto dal glutine di frumento. 

Questo porta a differenze importanti:

  • il tempeh mantiene la struttura del legume (come se fosse stato compattato)
  • ha un sapore più deciso, con note di nocciola e fungo
  • ha una consistenza compatta e granulosa
  • richiede tempi di produzione più lunghi rispetto al tofu

Qui ti lascio un confronto tra queste fonti proteiche e le loro differenze in tema di nutrizione 👉 confronto tra tempeh e altre fonti di proteine vegetali: soia, tofu, seitan e legumi.

Il tempeh non è tofu fermentato: è un prodotto diverso, con struttura, tecnica di produzione e comportamento in cucina completamente differenti.

Perché fare il tempeh in casa

Produrre il tempeh in casa ha diversi vantaggi.

Il primo è il costo: il tempeh commerciale può avere un prezzo elevato, mentre l’autoproduzione abbassa sensibilmente il costo al chilo.

Il secondo è la freschezza: un tempeh appena pronto ha profumi e struttura spesso molto più interessanti di molti prodotti confezionati.

Il terzo è il controllo: puoi decidere il legume, il formato, lo spessore, il tipo di contenitore, il grado di maturazione e persino la successiva lavorazione per conservarlo.

Il quarto è la libertà di sperimentare: una volta capita la logica della produzione, si apre un mondo di varianti.

Benefici nutrizionali

Il tempeh è apprezzato per il suo buon contenuto proteico, per la presenza di fibre e per la sua digeribilità, che può risultare diversa rispetto al semplice legume cotto. La trasformazione operata dal fungo modifica infatti la matrice del legume, influenzando consistenza, aroma e disponibilità di alcuni composti.

Resta però importante una precisazione: il tempeh non va considerato una fonte affidabile di vitamina B12.

Ti interessano i benefici dei cibi fermentati? Leggi anche questo:

👉 benefici per la salute dei cibi fermentati, kefir, kimchi e kombucha 

👉 davvero la soia è pericolosa per la salute?.

Ingredienti e attrezzatura necessaria

Ingredienti base

Per partire con una produzione classica ti consiglio:

  • 400 g di soia gialla secca
  • starter per tempeh
  • aceto nella misura dell’1% del peso dei legumi cotti

Se per esempio, dopo cottura e asciugatura, ottieni 800 g di legumi cotti, aggiungerai 8 g di aceto.

Quale soia scegliere

Puoi usare:

  • soia gialla già decorticata, più pratica
  • soia gialla intera, che richiede un passaggio in più
  • altre varianti, come soia nera, se vuoi sperimentare

Per iniziare, la soia già decorticata rende tutto più semplice.

Attrezzatura utile

Ti serviranno:

  • una pentola capiente
  • uno scolapasta
  • una ciotola grande
  • una padella ampia oppure un forno
  • un termometro affidabile
  • sacchetti forati o contenitori adatti
  • un colino a maglie fini o uno spargitore da zucchero a velo
  • una sonda per controllare la temperatura interna del panetto in crescita

Per fare bene il tempeh in casa servono più precisione e controllo termico che attrezzature complesse.

La ricetta passo passo

1. Ammollo

Sciacqua bene la soia e mettila in ammollo in abbondante acqua per 8-12 ore.

L’ammollo serve a reidratare i legumi e a prepararli ai passaggi successivi, ridurre fitati e saponine e pulirli da terra e polvere.

2. Decorticazione

Se usi soia intera, puoi procedere in due modi.

Metodo classico

Dopo l’ammollo, scola la soia, coprila con acqua fresca e strofinala tra le mani. Le bucce tenderanno a separarsi e a galleggiare. A quel punto puoi eliminarne una parte.

Trucco rapido

Un metodo molto più veloce consiste nel frullare per pochissimi secondi i legumi ancora crudi ma già ammollati in un blender. Questo aiuta a rompere la buccia e a separarla molto rapidamente, senza perdere troppo tempo.

Una precisazione importante sulle bucce

Anche se la decorticazione aiuta a ottenere una crescita più uniforme del micelio, non è necessario eliminare le bucce. Anzi, puoi tranquillamente mantenerle nel composto. L’importante è che si separino dal legume, non che spariscano del tutto. Tenerle può essere utile anche per non perdere fibra e per dare maggiore struttura al panetto.

3. Cottura

Trasferisci la soia in pentola con acqua fresca e cuocila fino a quando risulta tenera ma ancora integra.

Il punto corretto non è quello di un legume sfatto. I fagioli devono essere cotti, ma non molli. Se sono troppo cotti, il panetto finale rischia di risultare troppo umido e meno stabile.

In pentola tradizionale i tempi possono variare, ma spesso si lavora tra 60 e 80 minuti. In pentola a pressione i tempi si accorciano sensibilmente a 40/50 minuti in base anche al tipo di pentola a pressione che si ha.

4. Asciugatura

Questo è uno dei passaggi più importanti di tutta la produzione.

Sconsiglio di stendere i legumi su canovacci: è un sistema che può aumentare il rischio di contaminazione e non è, a mio avviso, la strada più pulita.

Molto meglio scegliere uno di questi due metodi:

Metodo 1: padella a secco

Metti i legumi in una padella ampia e falli asciugare a fuoco basso per circa 15 minuti, mescolando spesso.

Metodo 2: forno

Distribuisci i legumi su una teglia e passali in forno a 80°C per circa 15 minuti.

In entrambi i casi l’obiettivo è lo stesso: i legumi devono risultare asciutti in superficie, non lucidi, non bagnati, non appiccicosi.

L’eccesso di umidità è una delle principali cause di fallimento del tempeh.

Se i legumi restano troppo umidi, il tempeh faticherà a compattarsi e aumenterà il rischio di contaminazioni indesiderate.

5. Acidificazione

Quando i legumi sono asciutti, trasferiscili in una ciotola pulita e aggiungi l’aceto nella misura dell’1% del peso dei legumi cotti.

Mescola bene per distribuirlo in modo uniforme.

L’acidificazione aiuta a creare un ambiente più favorevole al fungo e meno favorevole ad altre crescite indesiderate.

6. Inoculo

Aspetta che i legumi siano scesi a una temperatura adatta, idealmente intorno ai 30°C o leggermente meno.

A questo punto aggiungi lo starter.

Il modo migliore per farlo è passarlo attraverso:

  • un colino a maglie fini
  • oppure uno spargitore di zucchero a velo

Questo piccolo accorgimento migliora moltissimo la distribuzione dello starter e riduce il rischio di avere zone troppo concentrate e zone troppo povere.

Una volta aggiunto, mescola con cura e in modo energico, cercando di distribuirlo il più uniformemente possibile.

7. Confezionamento e foratura

Distribuisci il composto nei sacchetti o nei contenitori scelti formando uno strato regolare di circa 3-4 cm.

Se usi sacchetti, forali in modo uniforme su entrambe le superfici. fai un foto ogni 3/4 cm in ogni direzione. Usa uno stuzzicadente per evitare di tagliare il sachetto.

Se usi contenitori, assicurati che ci sia comunque una buona aerazione. Per capire come fare il Tempeh senza sacchetti di pastica ho scritto una guida...

Uno spessore corretto è fondamentale: se il panetto è troppo spesso, il centro rischia di trattenere troppo calore e troppa umidità.

8. Proliferazione del fungo

Questa è la fase più delicata di tutta la produzione.

All’inizio, il panetto va tenuto in un ambiente a 30-32°C. Questa temperatura serve a innescare la proliferazione del fungo e a portarlo in una fase attiva.

La migliore temperatura per il Tempeh

Molto spesso si legge di mantenere il tempeh a 40°C per circa 48 ore ma in realtà questa indicazione è sbagliata. Dopo circa 24 ore di calore indotto a 30-32°C, puoi tranquillamente spegnere il forno o l’essiccatore. Questo è un punto importante: il tempeh in crescita produce a sua volta calore metabolico. Se continui a sommare il calore esterno a quello interno, rischi di portare il centro del panetto oltre i 40°C, con conseguente danno o morte del micelio. Per questo motivo il tempeh in fase di crescita ha bisogno di calore, ma quando il micelio ha iniziato a proliferare puoi spegnere tutto e mantenerlo preferibilmente in un ambiente tendenzialmente più fresco per compensare il suo calore metabolico.

Dove si sbaglia più spesso

Molti dei principali errori nella produzione del tempeh avvengono proprio qui. Il problema è che la temperatura della camera di crescita non corrisponde sempre a quella interna del panetto.

Per questo il consiglio migliore è usare una sonda inserita direttamente nel tempeh in crescita, così da controllare il calore interno reale e non solo quello dell’ambiente.

Cosa aspettarsi

  • 0-12 ore: nessun cambiamento evidente
  • 12-24 ore: il panetto inizia ad attivarsi e a produrre calore ed umidità
  • 24-36 ore: primi filamenti bianchi ben visibili indieme a tanta umidità sottoforma di goccioline
  • 36-48 ore: massa più compatta e ben saldata. Possibile qualche puntino nero nei pressi dei fori

Se la temperatura interna sale troppo, devi intervenire subito aumentando l’aerazione e togliendo la fonte di calore esterna.

Il principale errore nella produzione del tempeh non è la temperatura del forno, ma non controllare quella interna del panetto.

Come capire se il tempeh è pronto

Un buon tempeh presenta queste caratteristiche:

  • micelio bianco uniforme
  • legumi ben uniti tra loro
  • superficie asciutta e vellutata
  • odore piacevole, intenso ma pulito, con note di nocciola e fungo
  • struttura compatta ma non dura come una mattonella

Piccole macchie grigie o nere vicino ai fori possono comparire quando il fungo inizia a sporulare. In quantità limitata possono essere normali.

Non è invece un buon risultato se trovi:

  • colori diffusi verdi, rosa, arancioni o neri anomali
  • superficie viscida
  • odori putridi o molto sgradevoli
  • massa che non lega dopo molte ore

Parametri ottimali

Temperatura

La proliferazione del fungo lavora bene in un range piuttosto preciso.

  • sotto i 25°C rallenta molto
  • tra 28 e 32°C lavora bene
  • oltre i 35°C devi controllare con attenzione ma lavora veloce
  • oltre i 38-40°C rischi di compromettere il batch

Umidità

L’ambiente non deve essere troppo secco ma nemmeno eccessivamente umido. L’umidità eccessiva favorisce problemi batterici e texture viscide.

Tempo

In una produzione classica di soia, spesso il tempeh è pronto tra 36 e 48 ore. Alcuni legumi richiedono meno, altri di più.

Problemi comuni e soluzioni

Il tempeh non lega

Cause probabili:

  • starter poco attivo (troppo vecchio)
  • inoculo non uniforme
  • temperatura troppo bassa o troppo alta
  • legumi troppo umidi o troppo secchi
  • legumi troppo caldi al momento dell’aggiunta dello starter (morte delle spore)

Odore sgradevole

Se l’odore è putrido o marcio, il prodotto va scartato.

Muffe colorate

Se compaiono colori anomali come verde, rosa o arancione, il batch va buttato.

Temperatura interna troppo alta

È uno dei problemi più sottovalutati. Per questo la sonda nel panetto è uno strumento prezioso.

Varianti del tempeh: non solo soia

Una volta capito il principio, puoi produrre tempeh anche con altri legumi come

- Tempeh di lenticchie

Più rapido, pratico e adatto ai principianti. Le lenticchie cuociono in fretta e spesso si lavorano con meno passaggi.

- Tempeh di ceci

Molto interessante per struttura e sapore, ma un po’ più lento da gestire.

- Tempeh multilegume

Puoi sperimentare mix diversi, tenendo conto dei diversi tempi di cottura.

Se vuoi esplorare meglio questo il mondo dei tempeh senza soia ho scritto un articolo specifico: 👉 tempeh senza soia 

Come conservare il tempeh

In frigorifero

Puoi conservarlo per alcuni giorni in contenitore chiuso. man mano tende a diventare acido ed alcolico ma si può mangiare.

In freezer

Puoi congelarlo in porzioni, meglio se ben protette. 

Sottovuoto dopo trattamento termico

Se vuoi allungare molto la conservazione, puoi procedere così:

  1. porta il tempeh a 70°C per 30 minuti
  2. lascialo raffreddare correttamente
  3. confezionalo in sacchetti sottovuoto

In questo modo il tempeh può conservarsi per oltre due mesi.

Anche la griglia è un’ottima soluzione

Oltre alla semplice cottura, puoi usare anche la griglia come metodo per pastorizzarlo e poi conservarlo sottovuoto per mesi. Questo approccio ha un vantaggio in più: regala al tempeh un sapore più intenso, più tostato, leggermente abbrustolito, molto interessante in cucina.

Se vuoi conservare il tempeh sottovuoto più a lungo, una lavorazione termica corretta prima del confezionamento è fondamentale.

Come usarlo in cucina

Una volta pronto, il tempeh può essere:

  • saltato in padella
  • cotto in umido
  • grigliato
  • fritto
  • sbriciolato per burger, ragù e polpette
  • marinato con salsa di soia, zenzero, aglio, limone, erbe o curry

La griglia, in particolare, è uno dei metodi più interessanti sia per il sapore sia per una successiva conservazione sottovuoto.

FAQ finali

Il tempeh è davvero un fermentato?

Tradizionalmente sì, viene considerato tale. Ma dal punto di vista più preciso, la sua trasformazione principale dipende dalla proliferazione di un fungo filamentoso, non da una classica fermentazione lattica o alcolica.

Devo togliere tutte le bucce della soia?

No. È utile separarle in buona parte, ma non è necessario eliminarle tutte. Puoi anche mantenerle nel composto.

Posso asciugare i legumi su un canovaccio?

Meglio di no. È preferibile usare padella a secco o forno a bassa temperatura, così riduci il rischio di contaminazione.

Quanto aceto devo aggiungere?

La dose consigliata è l’1% del peso dei legumi cotti.

Quando posso spegnere forno o essiccatore?

Dopo circa 24 ore di calore indotto, perché da quel momento il tempeh in crescita produce già calore metabolico proprio.

Perché la sonda interna è così importante?

Perché la temperatura della camera di crescita non sempre coincide con quella interna del tempeh. È proprio qui che si fanno molti errori.

Come posso conservarlo più a lungo?

Puoi cuocerlo a 70°C per 30 minuti, raffreddarlo e poi metterlo sottovuoto. Oppure grigliarlo e confezionarlo successivamente sottovuoto.

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Marco Fortunato I'm in fermentation

Marco Fortunato è il fondatore di I'm in fermentation

Un progetto focalizzato sulla ricerca, la sperimentazione e la diffusione della cultura dei cibi fermentati. Con un approccio che combina tecnica, creatività culinaria e sostenibilità, Marco ha trasformato la fermentazione da pratica tradizionale a strumento di innovazione gastronomica. Oltre alla sua attività di divulgazione, organizza corsi in tutta Italia e online per insegnare le tecniche pratiche di fermentazione domestica e professionale, aiutando persone e chef ad approfondire questi processi e ad applicarli con consapevolezza nelle proprie cucine.

È anche autore di tre libri dedicati alla fermentazione e ai cibi vivi:
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