Crautiera per fermentazione: come funziona, vantaggi, limiti e test reale

Tecniche

Marco Fortunato

21/09/2026

Indice articolo

A cosa serve una crautiera? È un antico recipiente per fermentare verdure, soprattutto i crauti: la chiusura ad acqua permette ai gas di uscire e limita il normale ricambio con l’ambiente esterno. Nel mio test d'uso quotidiano ha funzionato, ma il fatto di dover rabboccare di acqua la canalina l’ha resa meno comoda di altri sistemi. Vi spiego tutto di seguito!

Tra tutti i recipienti per fermentazione esistenti la crautiera ècuautiera-cose.png probabilmente quello che incuriosisce di più. Non perché sia il più moderno. Esattamente il contrario.

La Crautiera è un vaso proveniente direttamente dalla cultura e dalla tradizione tedesca nella produzione dei sauerkraut, i crauti, creata appositamente per questo utilizzo sfruttando una teconologia rudimentale ma molto efficace.

Mentre molti vasi moderni dedicati alla fermentazione utilizzano coperchi, membrane in silicone, valvole e accessori più o meno utili, la crautiera riprende un principio tradizionale estremamente semplice: una chiusura ad acqua.

Ho quindi comprato una crautiera per testarla e capire come si gestisce, rispetto ad un comune vasetto di vetro. Non si tratta di un contenuto sponsorizzato ma di una vera recensione.

Quella che ho utilizzato è una crautiera Kenley in ceramica da circa 2 litri: un prodotto moderno ma costruito secondo la logica dei recipienti tradizionali. Il marchio identifica il modello provato; il punto dell’articolo è capire come funziona questo sistema e quando può essere utile.

È bella, pesante, scenografica e viene fornita con pestello e pesi in ceramica. Ma il punto della mia prova non era capire se fosse bella.

Volevo rispondere a una domanda molto più concreta: ha ancora senso utilizzare oggi una crautiera per fermentare?

L'ho inserito nello stesso test nel quale ho provato Kilner, Tescoma, Lékué, Heftman e un normale vaso di vetro. E l'ho volutamente utilizzato con una preparazione diversa dal classico crauto: carote fermentate in salamoia.

In breve

Crautiera per fermentazione: il risultato in breve

La crautiera ha funzionato fermentando bene le verdure.

Dopo circa due settimane le carote erano fermentate e il pH finale che ho misurato era circa 3,4. Il prodotto aveva quindi raggiunto una marcata acidificazione.

Il risultato complessivo era abbastanza simile a quello ottenuto con altri vasi: buono, anche se sulla superficie era presente una formazione di patine superficiali.

La differenza principale rispetto agli altri recipienti riguarda però la gestione. La crautiera non è un sistema che puoi riempire e dimenticare.

La chiusura funziona grazie a una canalina contenente acqua. Durante la fermentazione bisogna quindi controllare periodicamente che l'acqua non evapori completamente.

Nelle condizioni della mia prova controllavo la canalina ogni 3–4 giorni e rabboccavo l’acqua quando necessario (c'era molto caldo). È il ritmo di controllo adottato nel test, non una regola universale poichè dipende, appunto, dalla temperatura ambientale.

Il mio verdetto è: promossa con riserva.

Tecnicamente il principio ha senso e il risultato è stato buono. Personalmente, però, la trovo meno comoda rispetto a sistemi che richiedono meno attenzione.

Cos'è una crautiera

Una crautiera è un recipiente, spesso realizzato in ceramica, progettato soprattutto per la fermentazione delle verdure.

La caratteristica più interessante non è semplicemente il materiale. È il sistema di chiusura.

Nella parte superiore del recipiente è presente una canalina circolare. All'interno di questa canalina viene versata acqua e il bordo del coperchio vi entra parzialmente.

Si crea così una barriera liquida tra l'interno del recipiente e l'ambiente esterno.

Come funziona la chiusura ad acqua

Durante la fermentazione vengono prodotti gas, tra cui CO₂.

La chiusura ad acqua consente ai gas presenti nel recipiente di trovare una via di uscita, mentre la barriera liquida limita fortemente il normale ricambio di gas con l'ambiente esterno.

È un principio concettualmente simile a quello di un gorgogliatore moderno.

La differenza è che nella crautiera non abbiamo una piccola valvola montata sul coperchio. È l'intero bordo del recipiente a diventare parte del sistema di chiusura.

Ed è proprio questo che rende la crautiera tecnicamente interessante. Non è un accessorio decorativo. Ha una funzione precisa.

Come ho testato la crautiera

Ho utilizzato carote in salamoia nella crautiera Kenley in ceramica da circa 2 litri. La prova è durata circa due settimane, all’interno dello stesso confronto con gli altri recipienti.

La preparazione era una fermentazione in salamoia, mantenendo lo stesso criterio adottato negli altri recipienti del confronto.

Questi dati descrivono la mia prova, non un protocollo universale per qualsiasi verdura. Il giudizio riguarda un singolo recipiente e le condizioni in cui l’ho utilizzato; non è una prova comparativa di laboratorio.

Per capire la scelta della preparazione, puoi approfondire la differenza tra fermentazione in salamoia e salatura a secco.

La scelta della salamoia era intenzionale. Le crautiere vengono associate soprattutto a crauti e altre preparazioni lavorate mediante salatura a secco.

Volevo invece verificare come il recipiente si sarebbe comportato con una tecnica molto semplice ma diversa da quella per cui pestello e pesi vengono più frequentemente utilizzati.

È anche un modo per capire quali componenti del kit siano realmente universali e quali abbiano senso soltanto in determinate preparazioni.

Come si chiude correttamente una crautiera

Dopo aver inserito carote e salamoia ho posizionato il coperchio.

A questo punto arriva la principale differenza rispetto a un normale vaso. Bisogna versare acqua nella canalina attorno al coperchio.

Senza acqua la caratteristica principale della crautiera viene meno. Non stiamo semplicemente mettendo un coperchio sopra un recipiente. Stiamo creando una chiusura idraulica.

La presenza dell'acqua limita lo scambio diretto con l'atmosfera esterna e permette contemporaneamente ai gas prodotti dalla fermentazione di uscire.

È una soluzione estremamente semplice. Ma ha una conseguenza pratica importante.

Il limite principale: la crautiera deve essere controllata

L'acqua evapora. E se la canalina rimane asciutta, la barriera liquida smette di svolgere correttamente la propria funzione.

Durante le circa due settimane della mia prova ho quindi dovuto controllare periodicamente il recipiente.

Nelle condizioni della mia casa controllavo il livello dell’acqua ogni 3–4 giorni e, quando era sceso, rabboccavo la canalina.

Questo intervallo non è una regola universale. L'evaporazione dipende da:

  • temperatura;
  • umidità ambientale;
  • quantità iniziale di acqua;
  • forma della canalina;
  • posizione del recipiente;
  • durata della fermentazione.

Ma il principio rimane: una crautiera con chiusura ad acqua richiede che quella chiusura venga mantenuta.

È il principale limite pratico che ho riscontrato.

“Non mi va di avere un vaso a cui devo fare da badante.”

È naturalmente un’esagerazione ironica, ma rende bene il motivo per cui personalmente preferisco sistemi meno esigenti dal punto di vista della manutenzione.

Il vantaggio e il limite sono quasi la stessa cosa

Proprio ciò che rende interessante la crautiera è anche ciò che la rende meno comoda.

La chiusura ad acqua è una soluzione tecnica elegante. Non ha membrane complesse. Non ha valvole proprietarie. Non ha meccanismi particolarmente delicati.

Ma richiede una piccola manutenzione.

Se sei una persona che controlla regolarmente le proprie fermentazioni, probabilmente non sarà un problema.

Se invece vuoi riempire il recipiente, lasciarlo lavorare per molti giorni e non pensarci più, esistono sistemi più comodi.

I pesi in ceramica: quando hanno davvero senso

La crautiera utilizzata nel test è arrivata con pesi in ceramica.

Anche qui bisogna evitare giudizi assoluti. Un peso non è utile o inutile in assoluto. Dipende dalla preparazione.

Nel test con carote immerse in salamoia non ne avevo particolare bisogno. Questo non significa che i pesi siano superflui in tutte le salamoie: se le verdure tendono a galleggiare, serve un sistema adatto a mantenerle immerse.

In un classico crauto ottenuto mediante salatura a secco, invece, il discorso cambia.

Quando una massa di cavolo viene pressata nel recipiente e il liquido emerge progressivamente, un peso può aiutare a:

  • mantenere compatta la massa;
  • limitare il sollevamento delle verdure;
  • favorire il contatto con il liquido;
  • ridurre l'esposizione diretta all'aria.

È proprio in preparazioni di questo tipo che crautiera, pestello e pesi mostrano maggiormente la logica con cui sono stati progettati.

Nella mia guida alla preparazione dei crauti fermentati trovi la ricetta e i passaggi della salatura a secco.

Il pestello invece mi è piaciuto

Tra gli accessori forniti insieme alla crautiera, il pestello è probabilmente quello che considero più coerente con l'utilizzo del recipiente.

Quando si preparano grandi quantità di crauti o altre verdure con salatura a secco, poter pressare bene la massa all'interno di un contenitore profondo è effettivamente comodo.

È un accessorio semplice. Ma risolve un problema reale.

Ed è ancora una volta la distinzione che mi interessa quando valuto gli strumenti per fermentare: non quanti accessori ci sono, ma quali funzioni utili svolgono davvero.

Cosa ho trovato dopo due settimane

Arrivato il momento di aprire la crautiera ero particolarmente curioso.

La fermentazione era riuscita. Il risultato visivo era abbastanza simile a quello ottenuto con il Kilner.

Durante questa specifica prova, nonostante la chiusura ad acqua, ho osservato una leggera formazione superficiale.

Il pH misurato documentava una marcata acidificazione. Dal solo aspetto visivo non attribuisco però alla formazione superficiale un’identità microbica precisa e non ricavo un giudizio di sicurezza dal solo pH. La fotografia documenta ciò che ho osservato, non dimostra che una preparazione con un aspetto simile sia adatta al consumo.

Questo non significa che il sistema della crautiera non funzioni. Significa che nessuna chiusura deve essere valutata separatamente dal resto del processo.

Crautiera in ceramica aperta a sinistra e vaso Kilner a destra, con carote in salamoia e formazione superficiale visibile
La crautiera a sinistra e il Kilner a destra al termine della prova. La fotografia documenta l’aspetto della preparazione; non identifica la natura della formazione superficiale.

L'ossigeno rimane una variabile da gestire

Uno degli obiettivi di un recipiente per fermentazione vegetale è limitare l'esposizione all'ossigeno.

La chiusura ad acqua della crautiera lavora proprio in questa direzione.

Ma bisogna evitare una semplificazione: non esiste necessariamente un recipiente che elimini in modo assoluto ogni possibile presenza di ossigeno in qualsiasi condizione.

Contano anche:

  • riempimento;
  • spazio di testa;
  • frequenza delle aperture;
  • livello dell'acqua nella canalina;
  • produzione di CO₂;
  • temperatura;
  • struttura della preparazione.

È quindi più corretto parlare di gestione dell'ossigeno, piuttosto che promettere una generica “fermentazione completamente anaerobica”.

Il pH finale: circa 3,4

Al termine della prova ho misurato il pH. Il valore era circa 3,4.

La preparazione aveva quindi raggiunto una marcata acidificazione.

Il dato confermava l’acidificazione osservata durante questa prova, ma non identifica la formazione superficiale.

Il pH è un indicatore importante, non un certificato automatico di sicurezza.

Il valore va interpretato insieme alla gestione delle materie prime, del sale, della temperatura, dei tempi e dell'igiene.

Per misurare e interpretare questo parametro, puoi leggere la guida alla scelta, taratura e uso del pHmetro.

Crautiera e Kilner: due tecnologie diverse per un problema simile

Il confronto con il vaso Kilner è particolarmente interessante.

Entrambi cercano di limitare il ricambio d'aria mantenendo una via di uscita per i gas. Ma lo fanno in due modi diversi.

Il Kilner utilizza un gorgogliatore collegato al sistema di chiusura. La crautiera utilizza una canalina piena d'acqua attorno al coperchio.

Nel mio test entrambi hanno prodotto un risultato soddisfacente e in entrambi ho osservato una certa formazione superficiale.

Dal punto di vista dell'esperienza d'uso, però, sono molto diversi.

Nel mio utilizzo il Kilner mi è sembrato più comodo da gestire. Anche il suo gorgogliatore richiede attenzione: la differenza che ho percepito nel test riguarda la praticità, non l’assenza di controlli.

Racconto l’altra parte del confronto nella recensione completa del vaso Kilner.

Tre recipienti del confronto: vaso Kilner con gorgogliatore, vaso con coperchio a valvola e vaso Lékué
Alcuni degli altri recipienti del confronto: sistemi diversi per gestire la fermentazione delle verdure. La crautiera utilizza invece una canalina ad acqua attorno al coperchio.

I vantaggi reali della crautiera

La tecnologia ha una logica precisa

La chiusura ad acqua non è decorativa. Serve realmente a limitare il ricambio con l'ambiente esterno permettendo ai gas della fermentazione di uscire.

È adatta a quantità importanti

Esistono crautiere di diverse capacità, anche per quantità importanti. Quella di questa prova è da circa 2 litri: non va confusa con i modelli più grandi, e la capacità nominale non coincide con la quantità di verdure caricabile.

È particolarmente coerente con crauti e salatura a secco

Pestello, forma del recipiente e pesi hanno molto senso quando si lavora con una massa vegetale pressata.

È robusta

Un recipiente in ceramica ben costruito può avere una lunga vita se trattato correttamente.

È bella

Non è una caratteristica microbiologica. Ma esiste.

La crautiera è probabilmente uno degli oggetti più belli e scenografici di tutto il confronto. Per una persona appassionata di fermentazione può essere anche un ottimo regalo.

I limiti della crautiera

Richiede controllo

Bisogna mantenere acqua nella canalina. È il limite principale.

È pesante

Rispetto a un normale vaso di vetro è meno comoda da spostare.

È ingombrante

Soprattutto nelle versioni più capienti.

Non permette di vedere il contenuto

Con un recipiente in vetro posso osservare salamoia, bolle, sedimentazione, livello del liquido e comportamento delle verdure. Con la ceramica no.

Per capire cosa accade all'interno bisogna fidarsi del processo oppure aprire il recipiente, cosa che normalmente non conviene fare inutilmente durante la fermentazione.

Non è la scelta più pratica per piccoli lotti

Se devo fermentare poche centinaia di grammi di verdure, anche il modello da circa 2 litri può risultare meno pratico di un vaso proporzionato al lotto. Peso, ingombro e gestione della canalina rimangono, pur lavorando con una piccola quantità.

Per chi ha senso oggi

Comprerei una crautiera se:

  • preparo spesso crauti;
  • lavoro frequentemente con salatura a secco;
  • fermento quantità abbastanza grandi;
  • apprezzo questo sistema tradizionale;
  • non mi pesa controllare periodicamente la canalina;
  • voglio un recipiente robusto e dedicato;
  • apprezzo anche l'aspetto artigianale dell'oggetto.

In questi casi la crautiera ha ancora assolutamente senso.

Non è un semplice pezzo di folklore. È una tecnologia semplice che continua a svolgere una funzione reale.

Per chi probabilmente non serve

Non la consiglierei invece come primo recipiente a chi:

  • fermenta occasionalmente;
  • produce quantità piccole;
  • vuole vedere sempre cosa accade nel vaso;
  • cerca massima praticità;
  • non vuole controllare il livello dell'acqua;
  • possiede già buoni vasi di vetro.

Per iniziare a fermentare non serve una crautiera. Serve prima capire il processo.

Crautiera o normale vaso di vetro?

Anche qui non esiste una risposta universale.

Le funzioni che orientano la mia scelta
Un normale vaso di vetro La crautiera
  • Costa meno.
  • È leggero.
  • È trasparente.
  • È facile da sostituire.
  • Funziona bene per moltissime preparazioni.
  • Capacità da scegliere in base al lotto; circa 2 litri nel modello provato.
  • Chiusura ad acqua.
  • Possibilità di pressare grandi masse vegetali.
  • Tradizione.
  • Robustezza.
  • Un sistema particolarmente coerente con crauti e salatura a secco.

Quindi la domanda utile non è: “Quale recipiente è migliore?”

La domanda utile è: “Quale funzione mi serve?”

Verdetto finale: promossa, ma non per tutti

Nel mio test la crautiera ha funzionato.

Il prodotto ha raggiunto un pH di circa 3,4, la fermentazione è riuscita e il principio tecnico della chiusura ad acqua continua a sembrarmi intelligente.

Non è quindi un oggetto che considero inutile. Al contrario.

Tra i sistemi dedicati alla fermentazione che ho provato è uno di quelli che possiede la logica tecnica più chiara.

La mia riserva riguarda soprattutto la comodità.

Bisogna controllare la canalina. Bisogna rabboccare l'acqua quando evapora. È pesante. Non posso vedere facilmente cosa succede all'interno.

Per il mio modo di fermentare preferisco soluzioni più pratiche. Ed è per questo che, pur riconoscendone pienamente il valore, dopo il test ho deciso di non tenerla.

Verdetto: promossa con riserva.

La sceglierei per una persona che ama preparare grandi quantità di crauti, apprezza questo sistema tradizionale ed è disposta a seguirne la manutenzione.

Non la sceglierei invece come recipiente universale per tutte le fermentazioni.

FAQ sulla crautiera per fermentazione

Come funziona una crautiera con chiusura ad acqua?

Il coperchio entra in una canalina riempita d'acqua. La barriera liquida limita il normale ricambio con l'ambiente esterno mentre permette ai gas prodotti durante la fermentazione di uscire.

Bisogna aggiungere acqua alla canalina durante la fermentazione?

Sì, se il livello diminuisce troppo per evaporazione. Nella mia prova controllavo la canalina ogni 3–4 giorni e rabboccavo quando necessario. La frequenza va adattata alle condizioni ambientali: l’acqua non deve esaurirsi.

I pesi della crautiera sono indispensabili?

Non sempre serve un peso, ma serve mantenere le verdure immerse. I pesi aiutano a compattare i crauti e possono essere utili anche in salamoia quando i pezzi tendono a galleggiare.

Il pestello serve davvero?

Può essere molto utile soprattutto nelle fermentazioni a salatura a secco. Permette di comprimere la massa vegetale e facilita il lavoro quando si utilizzano recipienti profondi e quantità importanti.

La crautiera è migliore di un vaso di vetro?

Non in assoluto. Offre una chiusura ad acqua molto interessante e può essere particolarmente adatta a grandi quantità e alla salatura a secco. Un vaso di vetro è però più economico, leggero, trasparente e versatile.

Posso usare una crautiera per fermentazioni in salamoia?

Sì. È quello che ho fatto nel mio test. Tuttavia alcuni elementi tipici del kit, come pestello e pesi, mostrano maggiormente la loro utilità nelle fermentazioni a salatura a secco.

La crautiera impedisce completamente l'ingresso di ossigeno?

È meglio evitare affermazioni assolute. La chiusura ad acqua limita fortemente il normale ricambio di gas con l'ambiente esterno, ma l'efficacia complessiva dipende dal mantenimento dell'acqua nella canalina e dalla gestione dell'intero processo.

Un pH di 3,4 significa che il fermentato è automaticamente sicuro?

No. Un pH di 3,4 indica una marcata acidificazione, ma il pH deve essere interpretato insieme alla corretta gestione di materie prime, sale, temperatura, tempi, igiene e condizioni generali della fermentazione.

La crautiera va bene per piccoli lotti?

Può essere usata anche per piccoli lotti, ma non sempre è la soluzione più pratica. Nella versione da circa 2 litri restano peso, ingombro e controllo della canalina; per poche centinaia di grammi può essere più comodo un vaso più piccolo.

Serve una crautiera per iniziare a fermentare?

No. È uno strumento possibile, non un requisito. Prima contano la comprensione del processo, una preparazione adeguata e la gestione di sale, immersione delle verdure e condizioni di fermentazione.

A chi potrebbe piacere questo articolo? Condividilo
Marco Fortunato I'm in fermentation

Marco Fortunato è il fondatore di I'm in fermentation

Un progetto focalizzato sulla ricerca, la sperimentazione e la diffusione della cultura dei cibi fermentati. Con un approccio che combina tecnica, creatività culinaria e sostenibilità, Marco ha trasformato la fermentazione da pratica tradizionale a strumento di innovazione gastronomica. Oltre alla sua attività di divulgazione, organizza corsi in tutta Italia e online per insegnare le tecniche pratiche di fermentazione domestica e professionale, aiutando persone e chef ad approfondire questi processi e ad applicarli con consapevolezza nelle proprie cucine.

È anche autore di tre libri dedicati alla fermentazione e ai cibi vivi:
• Guida pratica al kefir d’acqua e di latte (anche vegetale), che illustra metodi e benefici del kefir, considerato uno degli alimenti fermentati più antichi e salutari;
• Guida pratica al kombucha, un testo che approfondisce la cultura e le tecniche di preparazione del tè fermentato kombucha;
• I’m in fermentation. Guida completa sui cibi fermentati, una guida ricca di tecniche, spiegazioni e ricette per avvicinarsi in modo completo alla fermentazione domestica.

Marco Fortunato

Vuoi fare un'esperienza diretta nel mondo della fermentazione e dei cibi fermentati?

Oppure partecipa ai prossimi eventi

Passa dalla teoria alla pratica, partecipa ad un corso ed impara in diretta tutti i segreti della fermentazione. Nel calendario potrai trovare corsi in ogni parte d'Italia o formazioni personalizzate residenziali a casa mia!

12/10/2026

Via Reano, 16, 10090 Buttigliera Alta TO, Italia

Piemonte

Masterclass Fermentati in Piemonte. Produzione del koji ed utilizzo in cucina. Corso teorico/pratico. Verdure fermentate, Koji, Garum vegetali, Miso
125,00€

19/10/2026

GEVAT Cucine Professionali, Via Po, 30/int. 19, 53018 Pian dei Mori, SI, Italia

Toscana

Teoria e pratica della fermentazione. HACCP e di gestione dei fermentati in cucina. Koji ed applicazioni. Marinature enzimatiche
120,00€

25/10/2026

Dalle Stelle Alle Stalle, Via Lombardia, Rho, MI, Italia

Lombardia

90,00€

27/10/2026

Trattoria All'Angelo, Via dell'Angelo, Piovene Rocchette, VI, Italia

Veneto e Friuli

Il prezzo e la modalità di iscrizione sono indicati nel link in descrizione dell'evento.
Gratuito

31/10/2026

La Casa del Bosco | Home Restaurant, Via Giarin, Cinto Euganeo, PD, Italia

Veneto e Friuli

90,00€

01/11/2026

La Fattoria di Sara e Giulia, Via San Pio X, Fossalta di Portogruaro, VE, Italia

Veneto e Friuli

90,00€

08/11/2026

Il Maialino Verde, Via dei Canneti di Castelluccia 32, 00048 Marino (RM), Italia

Lazio

Corso di livello medio-alto su camembert, roquefort, caciotta, tempeh e tofu-formaggio. L’8 novembre 2026, ore 09:30–17:30, Home restaurant Il Maialino Verde, Marino (Roma): teoria, dimostrazioni, pratica e assaggi.
110,00€

90,00€

10/11/2026

Via Bartolomeo Centogatti, Roma, RM, Italia

Lazio

Produzione del Koji, Miso, Shiokoji, Amazake, garum
Gratuito

21/11/2026

Kymì, Via Trieste, 54, 37135 Verona, VR, Italia

Veneto e Friuli

Corso base sulla produzione di Tempeh e di tofu fermentato a Verona presso il ristorante Kymi
65,00€

21/11/2026

Capolavia Azienda Agricola, Via Rodolfo Rossi 66, Rovigo (RO), località Grignano Polesine

Veneto e Friuli

Una giornata in Capolavia con Andrea e Marco Fortunato: visita all’orto e raccolta, poi pratica con verdure fermentate, kombucha, kefir di latte e d’acqua. Sabato 21 novembre 2026, ore 10:00–18:30.
Gratuito

21/11/2026

Capolavia Azienda Agricola, Via Rodolfo Rossi 66, Rovigo (RO), Veneto, Italia

Veneto e Friuli

A Rovigo, una giornata tra orto autunnale e fermentazione con Andrea e Marco Fortunato: raccolta, pranzo condiviso, verdure fermentate, kombucha e kefir. Sabato 21 novembre 2026, 10:00–18:30.
Gratuito

22/11/2026

Guiglia, MO, Italia

Emilia Romagna

Corso sulla fermentazione alimentare di cibi e bevande tenuto da Marco Fortunato | I'm in Fermentation a Modena
90,00€

28/11/2026

Agriturismo Il Grano, Via Tese 12, località Castrezzone, 25080 Muscoline (BS), Italia

Lombardia

Una giornata pratica a Muscoline (BS), il 28 novembre 2026 dalle 09:00 alle 17:00: kefir di latte e d’acqua, kombucha, verdure fermentate, limoni fermentati e kimchi. Quota 90 € in sconto a 75€ fino al 15 novembre, dispense digitali e video inclusi. Pranzo escluso.
90,00€

75,00€

05/12/2026

Ristorante Animo – Animo Cucina Naturale, Viale Europa 60, 25133 Brescia (BS), Lombardia, Italia

Lombardia

Mezza giornata pratica sul koji a Brescia: amazake, shiokoji, miso e verdure inoculate. Sabato 5 dicembre 2026, 09:00–13:00, al Ristorante Animo. Quota 75 €, dispense digitali incluse. Pranzo escluso.
75,00€

19/12/2026

Zoom o Google meet

Online

Regala un webinar di tre ore per imparare la tecnica fondamentale per la produzione casalinga del Tempeh. Trucchi e segreti maturati in oltre dieci anni, per aiutarti a fare a casa il miglior Tempeh possibile, con anche l'assistenza post corso unica di I'm in fermentation
35,00€

29,00€

20/12/2026

Zoom o Google meet

Online

Un ottimo regalo per te o per chi desideri. Imparare a produrre verdure fermentate con il corso di I'm in fermentation. Webinar in quattro ore per diventare autonomi nella produzione dei lattofermentati
29,00€

27/12/2026

Online

Webinar online il 27 e 28 dicembre 2026, ore 17:00–20:00: caciotta di mandorle, camembert e roquefort di anacardi, tofu inoculato. 6 ore, livello medio / medio-avanzato, registrazione senza scadenza e supporto Telegram.
59,00€

19/01/2027

Zoom o Google meet

Online

95,00€

77,00€