Lievito di Kahm o muffa? Come riconoscerli nei fermentati e cosa fare
Salute
04/07/2026

- Kahm o muffa? Prima regola: una foto non basta
- Lievito di Kahm o muffa: tabella diagnostica
- Che cos’è davvero il cosiddetto lievito di Kahm
- Perché si forma una pellicola di lieviti sulla superficie
- Cos’è una muffa nei fermentati e quali segnali devono preoccupare
- Come distinguere Kahm e muffa: guarda struttura, rilievo e contesto
- Kahm o muffa? Percorso decisionale rapido
- Cosa fare se sembra lievito di Kahm
- Cosa fare se sembra muffa
- Cosa fare se non sei sicuro
- Kahm e muffa nelle verdure fermentate
- Kahm o muffa nel kombucha: attenzione alla nuova pellicola
- Kefir d’acqua e altre bevande: non trasferire automaticamente le stesse regole
- Koji e tempeh: qui la muffa può essere proprio ciò che vogliamo
- Come evitare Kahm e muffe nei fermentati
- Kahm, muffa e botulino non sono la stessa cosa
- Domande frequenti su lievito di Kahm e muffa
- Il lievito di Kahm è pericoloso?
- Come distinguere Kahm e muffa?
- Una muffa può essere bianca?
- La patina bianca sulle verdure fermentate è sempre Kahm?
- Posso togliere la muffa e mangiare il resto?
- Posso assaggiare il fermentato per capire se è ancora buono?
- Perché il Kahm continua a tornare?
- Le bolle sotto la pellicola del kombucha sono normali?
- Il pH permette di distinguere il Kahm dalla muffa?
- Quando devo buttare tutto?
- Conclusione: il nome conta meno del processo
Quando compare una patina bianca sulla superficie di un fermentato, la domanda arriva quasi sempre nello stesso modo: è lievito di Kahm o muffa?
È una domanda comprensibile, perché davanti a un barattolo di verdure fermentate, kimchi, peperoncini in salamoia, kefir d’acqua o kombucha non è sempre facile capire cosa stia succedendo. A volte la superficie sembra solo velata. Altre volte compaiono isole bianche, macchie, pieghe, bolle, filamenti o formazioni più sospette. Il dubbio vero, però, è uno solo: posso continuare oppure devo buttare tutto?
La risposta non può essere automatica. Quello che comunemente chiamiamo lievito di Kahm è spesso una pellicola superficiale associata a lieviti filmogeni e favorita dalla presenza di ossigeno. Non è però il nome scientifico di un singolo microrganismo e, soprattutto, non può essere identificato con certezza guardando una fotografia. Una muffa, dall’altra parte, richiede molta più prudenza.
Se il problema non riguarda soltanto una crescita superficiale ma anche bolle, torbidità, odori, consistenza o una fermentazione che sembra essersi fermata, trovi un quadro più ampio nella guida Fermentazione andata male? Capire cosa è normale e cosa buttare. Qui ci concentriamo invece su una domanda molto precisa: quello che sta crescendo sulla superficie è compatibile con Kahm, con muffa oppure con qualcosa di normale per quel fermentato?

Kahm o muffa? Prima regola: una foto non basta
È utile imparare a riconoscere alcuni segnali visivi, ma bisogna evitare l’errore opposto: trasformare una fotografia in una diagnosi microbiologica.
La superficie ci dà degli indizi. Possiamo osservare se la crescita è piatta o tridimensionale, umida o asciutta, continua o divisa in colonie, liscia oppure filamentosa. Possiamo verificare come si è sviluppata, che odore ha il fermentato, come è stato condotto il processo, se l’acidificazione sta procedendo e quanto il prodotto è stato esposto all’aria.
Nessuno di questi elementi, preso da solo, certifica però la sicurezza del prodotto.
Lievito di Kahm o muffa: tabella diagnostica
Questa guida serve per orientarsi, non per attribuire un nome certo alla crescita. L’indicazione “più compatibile con” va letta esattamente così: compatibile, non diagnosticato.
Che cos’è davvero il cosiddetto lievito di Kahm
Qui serve fare chiarezza, perché online il termine viene spesso usato come se identificasse un microrganismo preciso.
In realtà “lievito di Kahm” non è una specie, non è un genere microbiologico e non consente di sapere quale organismo sia presente in un determinato barattolo. È un termine pratico utilizzato per descrivere alcune pellicole superficiali associate soprattutto a microrganismi capaci di crescere nell’interfaccia tra alimento e aria.
Nella letteratura sulle alterazioni dei fermentati sono descritti diversi lieviti filmogeni, appartenenti anche a generi differenti. Questo è il motivo per cui parlare del “Kahm” come se fosse un unico lievito con caratteristiche sempre identiche porta facilmente fuori strada.
Nel linguaggio quotidiano dei fermentatori possiamo continuare a usare il termine Kahm. Basta ricordare cosa significa davvero: una descrizione pratica della superficie, non un’identificazione microbiologica.
Perché si forma una pellicola di lieviti sulla superficie
Uno dei fattori più importanti è la disponibilità di ossigeno nella zona superficiale. Questo spiega perché le pellicole compaiano spesso proprio dove liquido e aria si incontrano.
Un vaso molto largo e mezzo vuoto, molte aperture durante la fermentazione, frammenti vegetali che rimangono nella zona superiore o una gestione poco adatta del contenitore possono creare condizioni favorevoli alla crescita di microrganismi superficiali.
Ma l’ossigeno non è l’unico elemento. La comparsa di una pellicola può essere favorita anche da una fermentazione che acidifica lentamente, da temperature non adatte, da una ricetta poco equilibrata oppure da un prodotto arrivato a una fase in cui l’ecosistema iniziale sta cambiando.
Per questo rimuovere la pellicola senza chiedersi perché sia comparsa spesso risolve soltanto il sintomo visibile.
Il ruolo di sale e acidificazione nelle verdure fermentate
Nelle verdure lattofermentate il sale non serve soltanto a dare sapore: contribuisce a selezionare la comunità microbica e rende il processo più prevedibile. Come riferimento operativo, per molte delle fermentazioni vegetali trattate su questo sito lavoriamo generalmente intorno al 2,5–3% di sale, salvo ricette e processi specifici che richiedano valori diversi.
Anche il pH è utile per capire se l’acidificazione sta procedendo. Quando pertinente, un obiettivo operativo inferiore a pH 4,5 offre un margine prudenziale rispetto alla soglia di 4,6 comunemente utilizzata nella sicurezza degli alimenti acidificati e fermentati.
Ma il pH deve essere interpretato correttamente: non identifica Kahm o muffa e non rende recuperabile un alimento ammuffito. Se vuoi misurarlo con criterio trovi qui la guida dedicata al pHmetro: scelta, taratura e uso.
Cos’è una muffa nei fermentati e quali segnali devono preoccupare
Le muffe sono funghi filamentosi. Nei fermentati possono avere ruoli completamente diversi a seconda del processo: nel koji o nel tempeh utilizziamo intenzionalmente muffe selezionate; in un barattolo di verdure in salamoia o in una bevanda fermentata, invece, una muffa comparsa casualmente sulla superficie rappresenta una contaminazione indesiderata.
Una crescita più compatibile con muffa tende spesso a essere rilevata, asciutta, pelosa, cotonosa, polverosa oppure filamentosa. Può svilupparsi in colonie separate anziché come una pellicola uniforme.
E può essere verde, blu, nera, rosa o di altri colori. Ma può anche essere bianca.
Questo è uno dei punti più importanti dell’intero articolo: non aspettare che una crescita bianca diventi verde o nera per iniziare a considerarla sospetta. La struttura può essere più informativa del colore.
Come distinguere Kahm e muffa: guarda struttura, rilievo e contesto
Se vuoi capire cosa stai osservando, evita di partire dalla domanda “di che colore è?”. Parti invece dalla struttura.
1. È piatta oppure cresce verso l’alto?
Una pellicola compatibile con lieviti superficiali tende a rimanere sottile, piatta oppure leggermente increspata. Può sembrare una pelle delicata, una velatura opaca o un foglio molto sottile appoggiato sul liquido.
Una muffa tende più facilmente a sviluppare una struttura tridimensionale: ciuffi, peli, filamenti, bordi rilevati, colonie cotonose o zone che sembrano crescere sopra il piano del liquido.
2. È umida o asciutta?
Anche questo dettaglio è utile. Una pellicola microbica può essere bagnata o aderire al liquido. Molte muffe superficiali appaiono invece più asciutte, vellutate o polverose.
Nel kombucha questa distinzione è particolarmente importante, perché una nuova pellicola di cellulosa può essere irregolare, pallida, gelatinosa e poco elegante senza essere affatto una muffa.
3. È continua oppure forma colonie separate?
Una pellicola di lieviti può estendersi progressivamente formando una superficie abbastanza continua o una serie di zone che finiscono per unirsi.
Macchie isolate, circolari, asciutte e rilevate meritano invece più attenzione, soprattutto se sviluppano filamenti o cambiano rapidamente struttura.
4. Di che colore è?
A questo punto anche il colore aggiunge informazioni. Verde, blu, nero, rosa o altri colori insoliti aumentano il sospetto di contaminazione fungina in un fermentato nel quale quella crescita non è prevista.
Ma vale anche il contrario: il bianco non assolve nessuno. Una crescita bianca e cotonosa può essere una muffa.
5. Che odore ha?
L’odore serve a leggere il contesto, non a certificare la sicurezza.
Un fermentato può normalmente essere acido, lattico, acetico, vegetale, lievitato, speziato o persino piuttosto intenso. Kimchi, cavoli, kombucha e bevande fermentate hanno profili aromatici molto diversi.
Un odore chiaramente putrido, fecale, marcio o di decomposizione è invece un forte segnale per interrompere la valutazione e scartare il prodotto.
Ma attenzione al ragionamento opposto: “profuma bene” non significa “è sicuro”. E non bisogna assaggiare un fermentato sospetto per vedere se “sa ancora di buono”.
6. Come è stato condotto il processo?
Qui spesso si trova la risposta più utile. Chiediti:
- la ricetta era coerente con quel tipo di fermentazione?
- il sale è stato pesato oppure aggiunto a occhio?
- la temperatura era appropriata?
- il vaso è stato aperto continuamente?
- c’era molto spazio di testa?
- l’acidificazione è avvenuta come previsto?
- gli utensili erano puliti?
- ci sono stati ingredienti o frammenti a lungo esposti all’aria?
Una superficie apparentemente rassicurante non può compensare un processo che, nel suo insieme, non è stato gestito in modo convincente.
Kahm o muffa? Percorso decisionale rapido
Se sì, trattala come sospetta muffa e non assaggiare.
Osserva soprattutto rilievo, filamenti e superficie asciutta. Il colore da solo non decide.
La somma di più anomalie sposta la decisione verso lo scarto.
Nel kombucha, per esempio, una nuova pellicola irregolare con bolle può essere del tutto normale.
Se è sottile, piatta, non filamentosa e il processo è coerente, puoi valutare il lotto e correggere le condizioni che l’hanno favorita.
In un fermentato domestico umido o liquido destinato al consumo, la scelta prudente è non assaggiare e scartare.
Cosa fare se sembra lievito di Kahm
Se la superficie è sottile, piatta o leggermente increspata, priva di peluria evidente e coerente con una probabile pellicola di lieviti, il primo passo è non mescolarla nel fermentato.
Poi valuta il processo nel suo insieme. Nelle verdure fermentate controlla ricetta, sale, temperatura, acidificazione, livello del liquido, spazio di testa e gestione del contenitore. Un pH correttamente misurato può aggiungere un’informazione utile, ma non identifica ciò che sta crescendo.
Se non ci sono altri segnali sospetti e hai ragionevoli elementi per considerare la crescita una pellicola di lieviti, puoi valutare di rimuoverla delicatamente con un utensile pulito, pulire il bordo del vaso e correggere la causa che l’ha favorita.
Se il fermentato ha già raggiunto il risultato desiderato, il frigorifero può rallentare ulteriormente l’attività microbica. Se invece deve continuare a fermentare, correggi soprattutto la gestione dell’ossigeno e del contenitore in modo coerente con quello specifico processo.
Cosa fare se sembra muffa
Qui la logica cambia.
Se una crescita è asciutta, rilevata, pelosa, cotonosa o filamentosa, oppure forma colonie chiaramente sospette, nei fermentati domestici umidi, liquidi o in salamoia la mia indicazione è prudenziale:
- non assaggiare il fermentato per verificarne il sapore;
- non avvicinare il viso alla crescita per annusarla profondamente;
- non limitarti a togliere la parte visibile per consumare quello che rimane sotto;
- scarta l’intero lotto;
- lava e igienizza contenitore, coperchio, pesi e utensili prima di riutilizzarli.
Un barattolo di verdure in salamoia non va trattato come un formaggio stagionato sul quale, in alcuni casi specifici, esistono procedure diverse per la gestione delle muffe. Matrice, umidità e processo sono differenti.
Cosa fare se non sei sicuro
Questa è forse la situazione più importante, perché molte fotografie ricevono online diagnosi molto sicure che, in realtà, sicure non sono affatto.
Se non riesci a stabilire ragionevolmente se stai osservando una pellicola superficiale oppure una crescita filamentosa, non provare a risolvere il dubbio con l’assaggio. Non usare nemmeno un pH basso come lasciapassare.
In un piccolo lotto domestico umido o liquido, destinato a essere mangiato, un dubbio concreto sulla presenza di muffa è già un motivo sufficiente per scegliere lo scarto.
Fermentare bene non significa salvare ogni barattolo. Significa anche sapere quando non vale la pena trasformare qualche euro di verdure in una prova di coraggio.
Kahm e muffa nelle verdure fermentate
Nelle verdure lattofermentate il principio da ricordare è limitare il più possibile l’ossigeno disponibile nelle zone dove non serve.
Mantenere le verdure nella salamoia è uno dei modi più semplici per farlo, ma la sommersione non è il fine ultimo della fermentazione: è un mezzo per ridurre l’esposizione all’aria. Nei piccoli lotti ben riempiti e correttamente chiusi, anche la gestione del volume, dello spazio di testa e dell’anidride carbonica prodotta durante la fermentazione può essere molto importante.
Per questo non considero il peso da fermentazione un oggetto obbligatorio in qualsiasi vasetto. Può essere molto utile, ma un contenitore pulito, proporzionato alla quantità, riempito correttamente e gestito con poco spazio di testa spesso conta più dell’accumulo di accessori.
Come riferimento operativo:
- lavora con ingredienti sani e attrezzatura pulita;
- usa una ricetta coerente e pesa il sale;
- per molte verdure mantieni generalmente il sale intorno al 2,5–3%, salvo ricette specifiche;
- limita frammenti e ingredienti esposti all’aria;
- riduci lo spazio di testa senza impedire la gestione dei gas;
- mantieni una temperatura adatta;
- quando pertinente verifica che l’acidificazione proceda verso valori inferiori a pH 4,5;
- ricorda che neppure il pH, da solo, garantisce l’intero processo.
Se il problema continua a presentarsi, vale la pena rivedere anche i principali errori nella fermentazione delle verdure.
Kahm o muffa nel kombucha: attenzione alla nuova pellicola
Il kombucha merita un discorso separato, perché applicargli automaticamente le regole delle verdure in salamoia porta facilmente a errori.
Durante la fermentazione può formarsi in superficie una nuova pellicola di cellulosa batterica. All’inizio può essere sottile, trasparente, biancastra o beige, molto irregolare, bagnata e gelatinosa. Può inglobare bolle di anidride carbonica e assumere forme decisamente poco fotografiche.
Questo, da solo, non significa muffa.
Una crescita asciutta, cotonosa, filamentosa e organizzata in colonie separate sulla superficie è invece molto più sospetta. In presenza di muffa nel kombucha, il lotto va scartato e quella coltura non deve essere riutilizzata come starter.
Anche qui il pH serve a controllare il processo, non a identificare la superficie: un kombucha con muffa non diventa recuperabile soltanto perché il liquido è acido.
Kefir d’acqua e altre bevande: non trasferire automaticamente le stesse regole
Nel kefir d’acqua e in altre bevande fermentate possono comparire torbidità, sedimenti, bolle e cambiamenti aromatici perfettamente normali. Una pellicola superficiale, invece, merita di essere valutata nel contesto della coltura e della tecnica utilizzata.
Il punto non è stabilire che “qualsiasi velo bianco è Kahm”, ma chiedersi perché sia comparso e se la fermentazione stia procedendo come previsto.
Una crescita filamentosa o chiaramente ammuffita, odori di deterioramento oppure una coltura che mostra più anomalie contemporaneamente richiedono un approccio prudente.
Koji e tempeh: qui la muffa può essere proprio ciò che vogliamo
Dire semplicemente “se c’è muffa butta tutto” sarebbe sbagliato quanto dire “se è bianca va bene”.
Nel koji e nel tempeh utilizziamo intenzionalmente muffe selezionate e creiamo condizioni precise perché colonizzino il substrato. La crescita fungina, in questi casi, è parte integrante del processo.
Le regole descritte per una muffa accidentale su verdure, salamoie o kombucha non devono quindi essere trasferite automaticamente a fermentazioni nelle quali una muffa specifica è stata inoculata intenzionalmente.
Anche in questi processi esistono contaminazioni indesiderate, naturalmente, ma vanno valutate rispetto alla coltura utilizzata, al substrato, alla temperatura e all’evoluzione prevista di quella fermentazione.
Come evitare Kahm e muffe nei fermentati
La prevenzione è molto più interessante della continua rimozione delle pellicole. E funziona meglio quando capiamo le cause invece di applicare regole meccaniche.
Limita l’ossigeno dove il processo lo richiede
Nelle verdure lattofermentate, ridurre il contatto con l’aria limita uno dei principali vantaggi delle crescite superficiali. Questo significa riempire bene il contenitore, evitare troppo spazio di testa, gestire correttamente la salamoia e non aprire il vaso ogni poche ore per controllare “come sta”.
Non trasferire però questa regola alla cieca: il kombucha, per esempio, coinvolge batteri acetici che lavorano nella zona di contatto con l’ossigeno e viene normalmente fermentato con una copertura traspirante e protettiva.
Usa contenitori puliti e proporzionati
Un litro di verdure in un recipiente da cinque litri crea un problema che nessun peso miracoloso può davvero risolvere: una quantità enorme di superficie e spazio d’aria rispetto al prodotto.
Il contenitore deve essere adatto alla quantità e al processo. Se vuoi approfondire la scelta di barattoli, chiusure, pesi e altri strumenti trovi la guida all’attrezzatura per fermentare in casa.
Non aprire continuamente
Guardare il barattolo è inevitabile. Aprirlo continuamente non lo è.
Ogni apertura modifica l’atmosfera interna e può introdurre nuovo ossigeno, microrganismi e contaminanti attraverso mani o utensili. Apri quando serve davvero al processo, non per curiosità.
Controlla sale, temperatura e acidificazione
Una ricetta precisa vale molto più di “un po’ di sale” e “qualche giorno sul tavolo”. Sale, temperatura e acidificazione lavorano insieme nel determinare quali microrganismi riescono a prendere il sopravvento.
Se una pellicola compare regolarmente, non limitarti a chiederti come eliminarla: verifica prima di tutto se il processo che stai usando è davvero coerente.
Pulisci mani, utensili e bordi del contenitore
Non serve trasformare la cucina in una sala operatoria. Serve lavorare puliti, usare utensili in buono stato ed evitare di riportare continuamente residui e contaminanti nel fermentato.
La fermentazione non richiede paranoia, ma richiede metodo.
Kahm, muffa e botulino non sono la stessa cosa
Quando compare qualcosa di strano sulla superficie, prima o poi arriva anche la domanda sul botulino.
Il cosiddetto Kahm non è botulino e una muffa non è botulino. Sono fenomeni completamente diversi.
Il punto utile, però, è un altro: una fermentazione gestita male, che non acidifica come previsto o della quale non conosci ricetta, quantità di sale, tempi e condizioni, non deve essere giudicata soltanto dall’aspetto della superficie.
Per approfondire specificamente questo rischio, senza trasformare questa pagina in una guida generale alla sicurezza, rimando all’articolo dedicato a botulino, conserve, sottoli e fermentazione.
Domande frequenti su lievito di Kahm e muffa
Il lievito di Kahm è pericoloso?
Non è corretto dire che il “Kahm” sia sempre pericoloso, ma neppure che sia sempre innocuo. Il termine descrive una pellicola superficiale spesso associata a lieviti filmogeni, non un singolo organismo identificato. In molti casi rappresenta soprattutto un difetto qualitativo e un segnale di condizioni superficiali favorevoli alla crescita microbica. Va quindi valutato insieme all’intero processo.
Come distinguere Kahm e muffa?
Una probabile pellicola di lieviti tende a essere sottile, piatta o increspata, opaca e senza peluria evidente. Una muffa è più spesso asciutta, rilevata, filamentosa, cotonosa o organizzata in colonie. Sono indizi utili, non una diagnosi certa.
Una muffa può essere bianca?
Sì. Una crescita bianca non è automaticamente Kahm. Alcune muffe possono presentarsi inizialmente come micelio bianco. Per questo struttura e rilievo sono più importanti del semplice colore.
La patina bianca sulle verdure fermentate è sempre Kahm?
No. Può essere una pellicola di lieviti, ma una crescita bianca può avere anche altre origini. Osserva se è piatta o rilevata, umida o asciutta, continua o filamentosa e valuta anche come è stato condotto il processo.
Posso togliere la muffa e mangiare il resto?
Nei fermentati domestici umidi, liquidi o in salamoia non lo consiglio. Se la crescita è compatibile con muffa, la scelta prudente è scartare l’intero lotto invece di rimuovere soltanto la parte visibile.
Posso assaggiare il fermentato per capire se è ancora buono?
No. L’assaggio non è un test di sicurezza. Se esiste un dubbio concreto sulla presenza di muffa, deterioramento o contaminazione, non assaggiare per cercare conferme.
Perché il Kahm continua a tornare?
Perché probabilmente stai eliminando la pellicola senza modificare le condizioni che ne favoriscono la crescita: ossigeno disponibile, troppo spazio di testa, aperture frequenti, temperatura non adatta, acidificazione lenta oppure gestione del contenitore poco efficace.
Le bolle sotto la pellicola del kombucha sono normali?
Possono esserlo. Una nuova pellicola di cellulosa batterica può inglobare bolle e assumere forme irregolari. Se la superficie è umida e gelatinosa e non presenta colonie asciutte o filamentose, le bolle da sole non sono un segnale di muffa.
Il pH permette di distinguere il Kahm dalla muffa?
No. Il pH aiuta a capire se l’acidificazione sta procedendo, ma non identifica il microrganismo presente sulla superficie. Un valore basso non trasforma inoltre un lotto ammuffito in un alimento recuperabile.
Quando devo buttare tutto?
Scarta il lotto quando la crescita è compatibile con muffa, quando ci sono odori putridi o evidenti segnali di deterioramento, quando l’acidificazione non è avvenuta come previsto insieme ad altre anomalie oppure quando rimane un dubbio concreto che non puoi risolvere ragionevolmente senza affidarti all’assaggio.
Conclusione: il nome conta meno del processo
Prima o poi, fermentando, una superficie strana capita. La cosa importante è non reagire né con panico né con superficialità.
Il termine “Kahm” è utile nel linguaggio comune, ma non è una diagnosi scientifica. Descrive un fenomeno superficiale e non certifica la sicurezza di un alimento.
Per capire cosa fare devi quindi leggere il fermentato nel suo insieme: struttura della crescita, rilievo, umidità, distribuzione, odore, acidificazione, temperatura, sale, ossigeno e storia del lotto.
Se la superficie è compatibile con una pellicola di lieviti e il processo è coerente, puoi valutare di correggere la gestione e monitorare. Se la crescita è filamentosa, cotonosa, chiaramente ammuffita oppure il lotto presenta altri segnali incompatibili, la scelta prudente è scartare.
E se resta un dubbio concreto, non è necessario vincere una discussione con il barattolo.

Marco Fortunato è il fondatore di I'm in fermentation

Un progetto focalizzato sulla ricerca, la sperimentazione e la diffusione della cultura dei cibi fermentati. Con un approccio che combina tecnica, creatività culinaria e sostenibilità, Marco ha trasformato la fermentazione da pratica tradizionale a strumento di innovazione gastronomica. Oltre alla sua attività di divulgazione, organizza corsi in tutta Italia e online per insegnare le tecniche pratiche di fermentazione domestica e professionale, aiutando persone e chef ad approfondire questi processi e ad applicarli con consapevolezza nelle proprie cucine.
È anche autore di tre libri dedicati alla fermentazione e ai
cibi vivi:
• Guida pratica al kefir
d’acqua e di latte (anche vegetale), che illustra
metodi e benefici del kefir, considerato uno degli alimenti
fermentati più antichi e salutari;
• Guida pratica al
kombucha, un testo che approfondisce la cultura e le
tecniche di preparazione del tè fermentato kombucha;
• I’m in
fermentation. Guida completa sui cibi
fermentati, una guida ricca di tecniche, spiegazioni e ricette
per avvicinarsi in modo completo alla fermentazione domestica.
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